Il rimborso è arrivato.

Nulla da eccepire, la tempistica è stata pure migliore del previsto. Il Natale non è rovinato. Resta ora da vedere se ci sarà ancora qualche spicciolo da dividere, nel caso le operazioni conclusive di vendita diano dei buoni risultati. Abbiamo, in questo senso, qualche speranza ulteriore.

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Il processo ai 5 “colpevoli”.

Il 26 ottobre scorso apprendiamo, da “Il Piccolo”, quello che segue: “Crac Coop Operaie, in 5 verso il processo”! Verso. Non ci sono ancora arrivati, al processo, sono sulla strada. Ecco il perché del termine “verso”. In Italia siamo sempre “sulla via di”, “in direzione di”, ed amiamo i dettagli del prima, più di quelli del durante e del dopo. Dobbiamo anticipare i tempi. Poi magari non è nemmeno detto che succeda qualcosa, ma intanto i lettori, il pubblico è stato debitamente illuso.

E’ una cosa buona e giusta che siano sulla strada del processo. Tuttavia non sono gli unici colpevoli. Ci sarebbe tutto un sistema da processare. Rischiano, gli odiati 5, di diventare il capro espiatorio di tutto. Speriamo che il processo ci sia presto ( e non fra 10 anni!) che vengano condannati e le pene siano eseguite. Ma non basta.

Una capatina da altre parti ci sarebbe da farla, agli ordini istituzionali di pertinenza, agli amministratori delle società della galassia Coop che comunque avevano dei ruoli di controllo e verifica…..

Essere dalla parte dei lavoratori delle COOP.

Sono parole. Naturalmente siamo tutti a favore delle cose giuste, del bene, dell’onestà e della giustizia. Nessuno, e noi per primi, vuole l’aumento della disoccupazione. Sfortunatamente viviamo in un’epoca strana. Giravano molte voci, già dai primi giorni della storiaccia delle Coop Operaie, intorno alle soffiate che i dipendenti delle stesse avevano fatto a parenti ed amici facendogli togliere il malloppo prima della tempesta. Contemporaneamente, nulla facevano trapelare nei confronti dei poveri cristi che depositavano i loro magri risparmi fino a poche ore prima della fine indecorosa delle Coop.

Questi atteggiamenti non hanno comunque salvato i dipendenti stessi che, in parte son stati licenziati, in parte son stati riciclati nell’organigramma dell’azienda con prospettive non certo rosee e di certo sul precario andante. Morale della favola: ognuno per sé Dio per tutti? Non funziona. Piuttosto: chi di stronzaggine ferisce di stronzaggine perisce!

Ulteriore rimborso a dicembre 2016.

Dovrebbe arrivare un ulteriore rimborso a coprire solo una parte del rimanente dei soldi investiti dai soci Coop. Quello che è certo è che rimane perduta comunque una certa percentuale dell’investito e non c’è speranza di riprenderlo. Aspettiamo con fiducia la fine dell’anno, ben consci che potrebbero anche esserci dei ritardi (come successo in precedenza) tali da posticipare ulteriormente la data fissata. Magari in gennaio o febbraio 2017. Comunque i denari arriveranno.

Trieste voleva salvare la propria “indipendenza” tentando a tutti i costi di non lavorare con il sistema Coop, bianco, rosso o azzurro che fosse, ma con una dirigenza da operetta, priva di scrupoli e professionalità. Mancante pure di valori morali, qualcuno aggiunge. Ma chiedere prestiti alle Coop Nordest e poi non volersi assogettare al loro sistema di distribuzione se non è stato un errore è stata una provocazione. Scontata la reazione del colosso: presentarsi in Tribunale!

A coloro che son stati soci Coop, a parte il conforto dei rimborsi limitati, ma comunque ben accetti, rimane una lezione insuperabile. Prima di investire i propri soldi bisogna studiare approfonditamente il soggetto a cui si danno d agestire e, nel dubbio, soprassedere. Non è più tempo di improvvisazioni o errori fatti in buona fede.

Veline sui nostri soldi.

Il bubbone Coop si è sgonfiato nel tempo. In questi giorni sono stati venduti altri beni delle stesse.

Quest’anno non ci sarà bisogno di notizie civetta come quelle sulla “liberazione di Trieste” i “titini a Trieste” e baggianate del genere per deviare l’attenzione delle persone.

Ci sono già le elezioni, gli europei, e altre cosette dello stesso tenore.

Rispondete a questa domanda: a quali partiti appartenevano i membri delle Coop e delle società controllate (che dovevano controllare) che vi erano agganciate?

Scegliete con la testa, non con il portafogli.

Da una parte arrivano inviti a fare causa perché

la Regione sarà obbligata a risarcire….solo i soci che l’hanno citata in giudizio”.

Se credete che la Regione viva di obblighi state sognando. Forse c’è qualcuno che vuol fare affari con i vostri soldi. Premettiamo che già le dichiarazioni di Bolzonello e Serracchiani, a bubbone scoppiato, facevano intuire la linea difensiva della Regione. Una linea chiara ed efficace, che sarà sostenuta da fior di legali, per quanto ci possa risultare antipatica (e lo è!).

Non ci sarà verso di vincere, soprattutto contro un’istituzione pubblica. Sarebbe stato più efficace uno sciopero fiscale organizzato, ma a tanto non ci arrivate, vero?

Morale della favola?

La morale di questa storia risiede nel fatto che un buon 19% dei nostri soldi e dei nostri sacrifici sono stati perduti. Con buona pace di chi ha creduto alle Coop e alla loro storia. Alla faccia del sistema credibile, delle regole democratiche, dello stato di diritto, della favoletta sul solido sistema bancario (i risultati sono sotto gli occhi di tutti) in voga fino a pochi anni fa, eccetera, eccetera.

Siamo ben lungi, ancora, da quel fatidico 81% e rotti di rimborso a fine strada, ma anche a storia finita, un bel 19% ci rimarrà ben presente nel culo. Vita natural durante, a ricordarci quanto siamo stati coglioni. A ricordarci di non esserlo più.

Hanno fatto i grandi col 33% di Assicurazioni Generali. Si son fatti belli con quei denari. Facile, troppo facile. Con il culo degli altri siamo sempre capaci tutti a far marchette. Ma gradualmente, dopo la prima tranche, i soldi sono arrivati – certamente – ma con ritardi sempre più evidenti. Ci ricorderemo di non essere coglioni.

In una città in cui non ci crede più nessuno, forse, il 19% di perdita è ancora poco!